
ARANGETRAM O RANGAPRAVESHAM
Autore prof. Monica
Rizzardi
Anticamente, nell'India del Sud, solo le danzatrici del tempio potevano essere elette per celebrare certe cerimonie che si svolgevano attraverso la danza.
L'Arangetram era appunto una cerimonia danzata per Siva, dove si celebrava attraverso i movimenti del corpo, la musica e il canto di poemi, la nascita, la morte e la rinascita, eventi che si perpetuano ogni giorno sulla scena del mondo degli esseri viventi.
Il termine Arangetram è in lingua tamil, Rangapravesham in lingua kannada, e indicano la consacrazione di una figlia al tempio, affinché essa danzando, e attraverso la sua mediazione tra il cielo e la terra, innalzi auspici per la comunità.
L'Arangetram veniva celebrato solo a conclusione di un lungo ciclo di studi che riguardavano la conoscenza dell'arte della danza, ma non solo, anche del senso estetico, delle buone maniere, della grammatica, della parola, delle caratteristiche femminili di grazia, raffinatezza tipiche dell'aspetto “lasya” della danza Bharata Natyam.
La danzatrice era invitata così a dimostrare la sua maestria nei due aspetti della danza Bharata Natyam, in altre parole la danza “nrtta” e la danza “nrtya”, esibendosi in un suo repertorio davanti ad un'assemblea di specialisti e intenditori dell'arte.
La cerimonia iniziava col calare del sole considerata ora proficua ed, essendo anche il tramonto il momento di un giorno che finisce, esso segnava la fine di una certa fase della vita e come ogni fine ovviamente l'inizio di un'altra.
Ecco perché la cerimonia Arangetram porta in sé un significato di trasformazione, producendo una nuova situazione che alimenta nella danzatrice il risveglio di energie superiori.
Nella sera del “matrimonio con Siva”, la devadasi, cioè la fanciulla eletta come ancella divina, danzava per la divinità Siva Nataraja, per il guru e per un pubblico di fedeli, dando dimostrazione non solo della sua sensibilità artistica e capacità fisiche ma della conoscenza di un'antica forma di magia che la tramutava in un essere dotato di poteri soprannaturali.
Al giorno d'oggi, essendo scomparsa la figura della danzatrice dal tempio, e quindi la pratica di donare una fanciulla, la cerimonia è adattata in un'altra maniera.
Il maestro di danza prepara la sua allieva alla vita di danzatrice.
Nella sera del suo matrimonio con Siva, dopo una cerimonia che vede l'accensione del fuoco sacro in teatro e l'invocazione di mantra silenziosi, in un clima di raccoglimento, il maestro benedice le cavigliere sonore che la danzatrice indosserà ai piedi.
Danzando così, i suoi piedi suoneranno al ritmo del mrudangam e del nattuvangam, cioè la composizione orchestrale base richiesta per l'esecuzione della danza.
Ad ogni passo della vita emettiamo un suono, si tratta di entrare profondamente in relazione con questa verità emettendo nel proprio stile e repertorio il proprio messaggio sonoro e vibratorio.
La cerimonia, chiamata anche debutto artistico, prevede più che un pubblico numeroso e comune, un pubblico scelto di intenditori dell'arte della danza, quindi danzatori, maestri, critici, che si uniranno con la loro sensibilità alla “benedizione” dell'artista.
Presentare un “Arangetram” è un importante riconoscimento artistico; è più che uno spettacolo.
È un vero inno alla vita, ed è per l'India il solo che incorona ufficialmente la danzatrice ad essere una “professionista”.
Come dicevo, essendo questa cerimonia la fine di un percorso e l'inizio di un altro, in India, molte danzatrici avendo raggiunto un punto alto nella realizzazione della danza, smettono di danzare, si sposano, mettono su famiglia, o insegnano. Altre intraprendono la carriera artistica e continuano a presentare in pubblico la danza.
Le scelte sono aperte, l'importante è arrivarci con consapevolezza.
Per personale scelta, il mio Rangapravesham, giacché presentato a Bangalore nello stato del Karnataka, è stato vissuto come una lunga, lenta maturazione, non solo artistica, ma filosofica e psicologica; come la più alta offerta di me stessa a Siva, al maestro, al pubblico.
E' avvenuto in un clima di serenità e di ascolto interiore.
Le circostanze crearono il tutto per l'evento.
In quella serata, nella terra madre del Bharata Natyam, l'India, una strana forza mi ha avvolto e sostenuto per tutto il tempo del mio repertorio.
Non sentivo la stanchezza, la concentrazione non mi tradì, ed ero profondamente ispirata.
Non più io, non più Monica, ma il mio aspetto divino, forse la vera essenza, usciva nella forma di Ishvari Devi.
Questo fu ciò che sentii, questo fu detto da più persone del pubblico. Un tutt'uno con la danza, la musica e il canto della mia orchestra che suonava e cantava poemi seguendo i miei passi.
Sensazione difficile da esprimere a parole, che si rende quasi inutile, la luce degli occhi lo può meglio raccontare.
Terminata la danza, non accettai alcun invito, tranne quello con me stessa, recandomi nella mia camera d'albergo per continuare in silenzio ad assaporare tutte le sensazioni che uscivano dalla mia pelle.
Un profondo, benefico stato di beatitudine, che ancora mi pervade e che spero si preservi il più a lungo possibile.
Ricca sempre di incontri, di esperienze, di sincronicità, la mia vita si è scritta nei giochi delle forme nascoste.
Terreno e ultraterreno, demoni e dei, luce e ombra, suono e fuoco, maschile e femminile, grazia e forza, polarità creative della danza di Siva, dove il Nascosto si mostra attraverso l'enigma di forze di opposti che si scontrano in un palcoscenico che è lo stesso Universo.
Siva, luminoso e terribile al tempo stesso, mentre fluttua con il suo corpo nella danza della continua creazione, mantiene nel suo volto un imperturbabile sguardo di distacco, osservando il gioco dell'illusione cosmica.
