
Visione sul Bharata Natyam
Autore prof. Monica
Rizzardi
L’uomo ha probabilmente danzato fin dai primi stadi dell’evoluzione,
sperimentando il piacere come pure la soddisfazione nei movimenti ritmici.
La danza classica dell’India del Sud è una delle più
antiche forme sopravvissute e Bharata Natyam, la danza cosmica di Siva,
si riferisce al nome dello stile sopravvissuto nello stato del Tamil
Nadu.
Descriverne gli aspetti psicologici e filosofici che si profilano all’interno
di essa, richiederebbe una lunga trattazione. Mi piacerebbe invece dare
il via ad alcuni dei significati di quest’arte, per rimandare
in ogni caso l’incanto, alla visione reale dell’artista
che danza offrendosi a “Tutto” il suo pubblico.
Nessuna parola o trattato, infatti, può sostituirsi alla bellezza
che si ricava quando si assiste ad uno spettacolo di Bharata Natyam,
o meglio ancora quando se ne è protagonisti.
Sarebbe come descrivere un nettare senza averlo prima assaporato. Vorrei
perciò inoltrarmi con delicatezza all’interno sperando
di non togliere il piacere di gustare questo cocktail di musica, danza
e teatro.
Si parla ormai ovunque che l’Età dell’Oro sarà
l’era degli uomini-dei; che la nuova era porterà ad una
nuova consapevolezza, e che l’essere umano si rinnoverà
perché veramente conoscerà se stesso e il suo reale potenziale
intuitivo e mentale.
Nel mondo si manifesteranno più persone con capacità artistiche,
introspettive, intellettive che collaboreranno al cambiamento dei tempi.
In questa prospettiva il Bharata Natyam si colloca come
un sistema di camere non stagne, ma comunicanti fra loro cioè
tra arte, spiritualità, filosofia, psicologia ed è pertanto
una possibile via da percorrere verso questa trasformazione in atto,
verso questo stato di coscienza più sottile e più elevata,
verso questa ricerca di fusione con il Tutto.
Sopravvissuta nel tempo, costituisce una verità perché
immutata in quanto al tempo, al luogo, al soggetto. Familiarizzandosi
con questa verità, stringendo amicizia con essa, si può
gioire dell’energia e della beatitudine che se ne ricava.
Il Bharata Natyam, infatti, fu creato secondo i Veda, per purificare
e sensibilizzare l’umanità, portare pace e bellezza nel
mondo. E’ un’antica forma di preghiera di buon auspicio
che era eseguita nei templi come rituale.E’ un composto di musica,
poesia, recitazione, ritmo, incarnando l’ultimo stato di raffinatezza
e bellezza dell’animo umano.
Questo stile si caratterizza per una complessa capacità di coordinazione
di occhi, braccia, mani, piedi, successioni di forme geometriche e pose
scultoree, accompagnato anche da un aspetto espressivo dove la danza
comunica la sottigliezza delle emozioni.
Sebbene ora questa danza sia stata portata dai templi ai moderni palcoscenici,
mantenendosi così viva nel tempo, i danzatori salutano la loro
arte come sacra.
Attraverso il ritmo, la gestualità, il respiro, si producono
delle vibrazioni e dei movimenti d’energia pranica che possono
portare l’essere all’esperienza mistico-spirituale. Gesù
anche disse: “…dovrai danzare per conoscere ciò che
passerà…”.
E’ pertanto alla conoscenza di se stessi che mira
questo stile. Danzando si fa qualcosa di nuovo, così la mente
che non è abituata, comincia a perdere potere sulla persona e
il sentire comincia ad emergere, ma è un sentire che mantiene
il contatto con una continua presenza.
Questo si realizza per la forte attenzione e concentrazione che la danzatrice
deve avere rispetto al raga e al tala che va ad eseguire e al tema che
va ad interpretare.
Attenzione e concentrazione pertanto sono il punto di arrivo.
Umiltà e dedizione sono il punto di partenza.
L’attenzione che non ha interruzione è concentrazione e
può divenire meditazione su di un dato tema o soggetto. L’attenzione
e la concentrazione recano alla danzatrice tutta la comprensione della
storia e sarà la qualità dell’attenzione che conferirà
comprensione, poiché la vera conoscenza si approfondisce con
l’attenzione, la quale, se autentica, è devozione.
Il danzatore o la danzatrice, deve essere iniziato da un maestro che
lo guida per lunghi anni, attraverso un lavoro fisico, artistico, filosofico,
al maestro interiore.
Si apre così piano, piano una porta che conduce ad altre comprensioni.
Il grande lavoro si fa con la pratica costante, pazienza, fiducia, silenzio
interiore. L’energia che viene attivata attraverso il suono e
il movimento del corpo, entra in circolazione e proiettata verso il
piano mentale, fisico ed emozionale.Avviene un processo alchemico. Le
cellule, nel tempo, cambiano le vibrazioni, acquistano coscienza e possono
così mutare progressivamente. E’ una purificazione del
corpo fisico, delle sue articolazioni, del suo sangue, ma non solo,
si liberano anche dei blocchi emotivi.
A quel punto si fluisce nella danza.
La bellezza che la danzatrice ha nel proprio cuore emana verso l’esterno
e la nuova energia che entra, riarmonizza.
Lo sguardo simbolico che la danzatrice tiene in avanti o verso l’alto
è un messaggio del guardare al futuro o verso altre dimensioni.
Come dice Ram Gopal: “…dovunque va la mano, lì segue
lo sguardo; dove va lo sguardo, la mente lo segue; dove la mente va,
lo stato d’animo segue; dove lo stato d’animo va, c’è
il sapore (rasa) ”- da (“Classical Dances and Costumes of
India” - Adam & Black – London).
E’ un continuo esserci.
Per l’attivazione dell’energia riveste importanza, oltre
alla precisione della tecnica esecutiva dei musicisti e della danzatrice,
anche il costume con i suoi colori sgargianti, le forme e le figure
geometriche che il corpo personalizza, i movimenti dei piedi e delle
mani, che muovendosi nello spazio disegnano simboli (spirali, onde,
rette, curve, diagonali, cerchi…) venendosi a creare così
tutto attorno un alone di energia.
Il gioco delle linee nel Bharata Natyam è la via interiore, riguarda
la coscienza all’interno della forma. Le linee mentali, astratte,
gli archetipi, vengono rappresentati attraverso il corpo nello spazio
in un sistema organizzato di ritmo scandito e di codici. Sostanzialmente
è un’invocazione al proprio Sé e alle forze circostanti,
che se vissuta con conoscenza e consapevolezza, porta sicuramente ad
un progresso dell’evoluzione personale e all’acquisizione
di nuove libertà di movimento e alla sua espansione.
All’interno della danza vi sono dei momenti di pausa, di pose
statuarie e perciò delle zone per così dire di attesa,
dei silenzi del corpo o di una parte di esso.In questi istanti è
come se s’imbrigliasse il tempo, per poi ricreare un nuovo disegno
nello spazio, un cambiamento di ritmo o dell’emozione. L’effetto
di questi momenti d’attesa, di sosta, modificano gli stati di
coscienza in quanto sono momenti di sintesi intensa per ripartire poi
con nuovo vigore.
Tutto è stabilito e programmato, fondamentale è aprire
il cuore per prepararsi a ricevere ciò che scenderà attraverso
la danza.
Nel saluto, che ha il compito di armonizzarsi con tutti (con il Sé,
con il maestro, con il pubblico), la danzatrice toccando con il palmo
delle mani la Terra, vuole non solo scusarsi con essa per il fatto che
la calpesterà, ma anche offrire alla Madre Terra ciò che
sta ricevendo nel momento in cui danza, ciò che scenderà
su di lei, unire quindi ciò che sta sopra con ciò che
sta sotto, ed espanderlo a quanti vi partecipano come spettatori, e
non solo.
Difficile descrivere ciò che succede nel momento della danza;
gocce di energia scendono sulla terra ed anche la terra si armonizza
e si trasforma! Questo è facilmente percepibile quando si visitano
luoghi dove la pratica di questa danza è, o era consuetudine,
ad esempio antichi templi, o particolari teatri, o le case dei guru,
o le stanze dove si pratica.
Per chi è accorto ed ha una particolare sensibilità,
la percezione della diversa atmosfera
vibrazionale viene facilmente percepita; vi è una sensazione
di pace, di calma ma anche di energia latente, pronta a scattare e ad
attivarsi.
Questa energia che pervade è la stessa energia che penetra nel
sistema nervoso centrale quando si danza, ed è la stessa, che
trasformata, si renderà visibile attraverso la danzatrice. La
danzatrice pertanto è un ponte tra la terra ed il cielo, per
rendere visibile l’energia cosmica all’interno della sua
stessa storia.
Nell’interpretare una storia fluiscono delle immagini che la danzatrice
visualizza davanti a sé; ecco che si aprono nuovi canali di comunicazione.
Aprendo queste finestre, e la danzatrice lo fa attraverso i suoi gesti,
ad esempio nella storia può aprire la finestra per chiamare o
cercare qualcuno, oppure strappare dei veli o rompere qualcosa come
un vaso, eccetera…, tutte queste situazioni possono rappresentare
simbolicamente il cercare e l’aprire la porta interiore per attraversarla.
Quando si acquista la consapevolezza dell’intensità del
gesto, ecco che questa porta aprendosi lascia scorrere l’energia
che si trasmuta e si incanala nel cuore.
Questo tipo di energia produce una pressione creatrice nel corpo, ciò
significa che nuove cellule si sviluppano velocemente e le vecchie cellule
vengono eliminate dal corpo; si è in continuo mutamento.
I danzatori, le danzatrici, sono degli eterni bambini se lasciano lo
spazio all’alchimia di svolgere il suo compito. La danzatrice
cresce continuamente in coscienza e sensibilità. A volte può
essere colpita in eventuali punti deboli da influssi esterni o pressioni.
L’artista, infatti, vive in maniera più amplificata gli
stati d’animo, soffrendo e gioiendo intensamente.
Allora, quando accade ciò, quando si presentano queste prove,
è il momento di fare appello al proprio potere, alla propria
forza, per cercare un nuovo equilibrio. Se il danzatore o la danzatrice
lo fa, pone questa attenzione su se stesso, la trasformazione interiore
e il controllo degli stati emotivi, sarà più facile.Ciò
non significa reprimerli, ma esternarli, viverli, danzarli, prenderne
coscienza e superarli, per essere sempre più “maestri di
se stessi”.
Per realizzare ciò l’artista ha bisogno anche di avere
vicino persone sensibili, che la incoraggino, la sostengano, e che la
ispirino. Angeli …tra gli angeli!
Pertanto non è importante solo il guru, il maestro, colui che
trasmette al proprio discepolo e indica la direzione verso l’interno,
ma anche il contesto da cui si è attorniati, per acquisire e
consolidare una vera e propria forza interiore.
Dall’esperienza, dalla pratica, nascerà poi una nuova visione
interna.
Come ripercussione nella vita di ogni giorno, colui che è entrato
nel mondo della danza con consapevolezza e passione, dedicando veramente
se stesso, è facilmente riconoscibile per la sua capacità
di danzare profondamente le varie situazioni della vita, di fluire nel
movimento che la vita nella sua totalità presenta, di seguire
il ritmo e la cadenza del giorno e della notte e accostandosi all’altro,
con ascolto, cogliere gli istanti, che nelle loro pause, attese e azioni,
narrano la danza della vita, ed interpretarli in questo grande palcoscenico
che è il mondo stesso.
Personalmente, e per mia grande fortuna, mi sono trovata a vivere a
fianco di grandi maestri della danza e della spiritualità, ad
essere attorniata dalla famiglia e da persone che hanno esteso su di
me l’energia del loro amore e scambievolmente cerco di restituirla
a quanti mi stanno vicino.
Vorrei concludere questa riflessione sul profondo ed esteso significato
del Bharata Natyam, esternando alcune frasi che il mio maestro Pandit
Sri Ram Gopal, leggendario danzatore che mi iniziò a questa antica
disciplina, mi scrisse tempo fa.
In queste semplici parole, credo si possa cogliere l’aspirazione
a cui tende questa disciplina artistica.
“Nella danza di Siva, sei una discepola di Ram, servi e ama la
danza per realizzare la verità, l’amore.
Ishvari, non smettere di lavorare per raggiungere la perfezione alla
quale sei destinata.
Con eterno amore
"Ram Gopal ”
